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di Antonio Facchiano

La recente dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dell’ottobre 2015 (http://www.who.int/features/qa/cancer-red-meat/en/)  sulla possibile cancerogenicità  della carne rossa ha fatto molto scalpore e sollevato polemiche sulla reale rilevanza dei dati ai quali fa riferimento l’OMS.
Ma a ben vedere, per i bene informati (che purtroppo sono sempre la minoranza), questa non è una novità.
Ricercando nella letteratura scientifica biomedica (quella indicizzata su Pubmed), il primo lavoro scientifico in cui compare “red meat” e “cancer” (cioè “carne rossa” e “cancro”) risale al 1972. Nel 1990 furono pubblicati 10 lavori  in cui comparivano le parole “carne rossa” (red meat) e cancro (cancer). Da allora il numero è costantemente aumentato ogni anno, raggiungendo il numero di  31 lavori pubblicati nel 2000, il numero di 70 lavori nel 2010, e addirittura il numero di 107 lavori pubblicati nel 2014, per un totale di più di 1100 studi pubblicati in cui compaiono le parole “red meat” e “cancer”.
Piuttosto, la novità sta nel coraggio che finalmente l’OMS mostra nel dire una verità scomoda, difficile da dire (e da calcolare) nelle sue vere proporzioni perché gli effetti di un errata interpretazione e del panico conseguente sarebbero forse peggiori del male che si sta cercando di denunciare.Dunque,  a ben vedere, la novità non sta nelle cose che l’OMS dice; la novità non sta nella rinnovata attenzione che l’OMS chiede di dare alla dieta e al modo di cottura e trattamento della carne. La novità non sta nel fatto che si consiglia di ridurre il consumo di carne.L’OMS, nella sua recente dichiarazione, attira l’attenzione soprattutto sulle carni trattate (per esempio affumicate) e cotte ad alta temperatura (per es. alla griglia). A dire il vero, che il trattamento dell’affumicatura fosse potenzialmente pericoloso è  stato pubblicato per la prima volta nel 1946 e poi nel 1953, con decine di altri lavori pubblicati negli anni successivi.Dunque, non è una novità che ci sia una possibile  associazione tra il consumo di carne rossa e lo sviluppo di cancro.
Dunque, niente panico. L’OMS non suggerisce di eliminare la carne dalla nostra tavola, suggerisce di ridurne il consumo, magari favorendo l’uso di carni di alta qualità e appropriate modalità di cottura e conservazione Del resto una dieta priva di carne sarebbe praticamente impossibile nel mondo occidentale; inoltre,  in tutte le economie emergenti il consumo di carne e di prodotti animali (latte e uova) rappresenta un indice inequivocabile del miglioramento delle condizioni di vita. Una dieta priva di carne sarebbe anche pericolosa per bambini e anziani.

 

 
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