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La prevenzione del disagio
psicologico nei figli di donne
affette da carcinoma della
mammella

Il seno è per la donna una parte del corpo densa di significati profondi, relativi alla  femminilità  e  alla  maternità.  L’impatto  psicologico  di  una  patologia  alla mammella suscita reazioni emotive molto intense.
Ai fattori personali di identità e di identificazione si associano fattori culturali, che determinano pregiudizi e credenze più meno erronee. E’ difficile dare un nome a questo comportamento, che può determinare un senso di incurabilità e morte, implicando solitudine e forse vergogna, non solo nella paziente, ma anche nei familiari. Si riscontra, infatti, nei familiari, una riduzione della comunicazione ed una sofferenza emotiva proporzionata a quella della paziente. Anche i bambini e gli adolescenti hanno reazioni emotive profonde ed intense alla comunicazione della diagnosi di malattia che colpisce la loro madre.

Lo scopo di questo opuscolo è fornire alcuni suggerimenti su come affrontare con i propri figli i problemi della malattia.
A scadenze mensili è disponibile uno spazio di discussione con entrambi i genitori ed uno psicologo, per confrontare le esperienze e per affrontare insieme eventuali problemi relativi alle reazioni emotive dei figli.


Riflessioni utili ai genitori e ai bambini

E’ utile parlare della malattia ai nostri figli?

I bambini percepiscono i motivi e le situazioni di difficoltà nella vita familiare. Ricevere informazioni corrette limita la possibilità di immaginare situazioni peggiori della realtà. E’ importante che i genitori parlino in maniera delicata, adeguata all’età, e comunque chiara con i propri figli per prevenire ansie e paure.

Come parlare ai nostri figli?

E’ utile dare informazioni adeguate alla capacità di comprendere ed all’età dei bambini. E’ necessario soprattutto comunicare, cercando di sintonizzarsi con il loro stato emotivo, evitando spiegazioni eccessive e rassicurando sulla quotidianità.

Quali sono le paure più frequenti?

I bambini hanno bisogno di protezione, di sicurezza, di continuità e potrebbero temere che la malattia della madre li privi di cure e di attenzione. Forse una delle paure più frequenti per loro è rappresentata dall’abbandono, con la necessità di identificare chi si prenderà cura di loro, se la mamma è ammalata.

Il ruolo della scuola: è opportuno informare gli insegnanti?

E’ utile informare gli insegnanti della situazione che il bambino sta vivendo. In questo modo, infatti, si possono evitare fraintendimenti e incomprensioni e l’insegnante può modulare il proprio comportamento e quello degli altri alunni per permettere al gruppo di classe di sostenere il compagno in difficoltà.

Cosa fare durante i ricoveri in ospedale?

  • identificare uno o due parenti/amici disposti ad aiutarvi nelle necessità quotidiane dei bambini;
  • non modificare i ritmi e le abitudini quotidiane (scuola, sport, svaghi, amici);
  • rassicurare i figli sulla temporaneità dell’assenza;
  • identificare con loro un adulto significativo al quale possono fare riferimento (nonno/nonna, zio/zia, altro).

Cosa fare nella vita quotidiana?

  • incoraggiate la comunicazione delle emozioni relative alla malattia vissute dal bambino;
  • consentite ai bambini di piangere;
  • rispettate il loro silenzio, se non vogliono parlare;
  • rassicurateli su una loro possibile fantasia di responsabilità della vostra malattia;
  • comunicate loro i tempi e i modi delle cure alle quali sarete sottoposte;
  • spiegate gli eventuali effetti collaterali (perdita di capelli, stanchezza, disturbi gastrointestinali ecc);
  • non limitate la partecipazione a situazioni familiari di svago e di divertimento;
  • lasciate loro la possibilità di aiutarvi in casa con compiti adeguati all’età;
  • non coccolateli e non proteggeteli più di quanto non fate abitualmente;
  • nei momenti di difficoltà (fisica o psicologica) dirne il motivo reale, sottolineando la mancanza di una loro responsabilità.

La domanda imbarazzante: la mia mamma rischia di morire?

Questa è la domanda che i bambini si pongono più frequentemente di quanto si possa immaginare, anche se non viene comunicata chiaramente. I bambini sanno capire oltre le parole ed anche i bambini molto piccoli hanno un’idea della morte. Molto utile è rispondere in maniera realistica ed onesta, evidenziando le possibilità di guarigione.

Quali sono i comportamenti che esprimono il disagio?

Nei  periodi  di  difficoltà  i  bambini  possono  manifestare  i  vissuti  più  diversi,  ad  esempio  ansia, paura, rabbia, tristezza, preoccupazione… Questi stati d’animo possono essere espressi a parole, con lettere, temi, disegni o con comportamenti particolari. Altre volte i bambini tendono a mascherare questi vissuti per non creare ulteriori preoccupazioni ai genitori. E’ importante ricordarlo e cogliere la ripetitività di condotte, che possono esprimere il loro disagio.

Quali possono essere questi comportamenti?

  • succhiare il pollice;
  • bagnare il letto;
  • ridurre l’alimentazione o, al contrario, aumentare molto l’assunzione di cibo;
  • addormentarsi con difficoltà;
  • ridurre l’attenzione a scuola o nello svolgere i compiti, con calo del rendimento scolastico;
  • trascorrere più tempo fuori casa;
  • cambiare atteggiamento con i parenti e gli amici;
  • manifestare un comportamento aggressivo o, al contrario, troppo remissivo;
  • manifestare tristezza, paure, rituali ossessivi, eccessive lamentele per disturbi fisici;
  • presentare bruschi sbalzi di umore o pianto apparentemente immotivato o estraniarsi dal proprio ambiente, rimanendo taciturni.

 

 
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